La struttura di una storia – il primo atto

É verità aristotelicamente conosciuta, che una storia largamente provvista di trama debba suddividersi in tre atti.

Quindi, non mi soffermerò sul perché si debba per forza prevedere un inizio, uno svolgimento e una fine. Non è questo il momento per mettere in discussione una regola di tale portata, sulla quale, poi, sono pienamente d’accordo.

Tuttavia, vorrei vedere insieme a voi ogni atto nel dettaglio, per capire a fondo cosa voglia dire costruire la struttura di una storia con piena consapevolezza.

Per oggi, mi soffermerò sul PRIMO ATTO. E non crediate che ci sia poco da dire, su questa parte che arriva appena a un quarto del totale. (Ho persino dovuto suddividere questo post in diverse parti, per non appiopparvi dieci pagine in blocco… ).

Il Primo Atto deve fornire una salda base per l’intera trama, o il romanzo crollerà sulle proprie fondamenta. Quindi, se vi va, seguitemi passo passo su questo tracciato. (Ma, come sempre, ricordatevi di non seguirlo pedissequamente).

I criteri per conoscere a fondo la struttura del primo atto sono:

  • durata
  • obiettivi
  • momenti salienti

LA DURATA

N.B. Il primo atto deve durare circa il 25% dell’intero romanzo.

Ciò significa che può essere molto lungo o molto breve, ma deve sempre essere proporzionato. Infatti, se state scrivendo un romanzo di 400 pagine, esso dovrà concludersi intorno alla 100esima, se, invece, siete sulle 200, il primo atto dovrà concludersi verso la 50esima.

Non è una regola obbligatoria, ma è fondamentale. Se non vi adattate a questa regola, il lettore non si adatterà al vostro romanzo.

Anzi, ripensandoci, non siete voi a dovervi adattare alla regola, perché è la regola che si è precedentemente adattata a voi. Siamo cresciuti cibandoci di storie, e ogni giorno a cena insieme a un bel piatto di pasta abbiamo assimilato anche le dinamiche interne di una storia. Esse fanno parte della nostra psicologia, e, al tempo stesso, sono frutto di essa.

La storia ci assomiglia: asseconda la nostra forma mentis.  

Ciò che dobbiamo fare noi, quindi, è ascoltare il nostro istinto, perché esso è il frutto di anni e anni di storie che fanno viaggiare le nostre menti al proprio ritmo.

GLI OBIETTIVI

Il primo atto ha questi obiettivi principali:

  • introdurre i personaggi
  • introdurre il contesto
  • introdurre il conflitto
  • (last but not least) creare un collegamento emotivo tra lettore e protagonista

É opportuno ricordare che avete a disposizione addirittura il 25% del vostro romanzo solo per introdurre i vostri personaggi principali.

Ma non tutti interpretiamo questa percentuale allo stesso modo. I principali profili sono questi:

A: “Descrivere è la mia passione, l’azione è sopravvalutata”. Se, mentre leggete queste righe, vi sembra di starci stretti, allora siete il tipo di scrittore che ama descrivere. Forse vi perdete nel contemplare il paesaggio, i suoi colori, i suoni, gli odori… O, forse, vi divertite nell’osservare l’abbigliamento dei vostri personaggi nel dettaglio. Il consiglio, in questo caso, è di ricordarvi che esiste anche l’azione. Se descrivete troppo, ci mostrate il personaggio solo in apparenza, senza mai farci conoscere ciò che dice e ciò che fa. Il lettore vuole visualizzare il personaggio, ma anche conoscerlo. E, per conoscerlo, ha bisogno di immedesimarsi. Per immedesimarsi, deve poter immaginarsi nei suoi panni mentre fa / dice / reagisce / subisce le stesse cose.

B: “Descrivere è noioso, io prediligo le scene d’azione”. Se pensate che il 25% del romanzo non possa andare sprecato con il solo scopo di introdurre i personaggi e l’ambientazione, dovete rivedere le vostre priorità. Non state scrivendo la sceneggiatura di un film d’azione, ma un romanzo che, per quanto possa essere tutt’altro che intimista, deve poter instaurare un collegamento emotivo con il lettore. Perché questo obiettivo venga raggiunto, non potete far succedere al vostro personaggio tutto e di più nel giro di cinquanta pagine senza mai dargli tregua, o il lettore non riuscirà a trovare il tempo di calarsi nella parte. Quando rimaniamo troppo superficiali, i nostri personaggi non si fanno conoscere nel profondo. É come incontrare qualcuno di sfuggita, senza mai instaurare una conversazione: possiamo dire davvero di conoscerli?  Per non parlare dell’ambientazione: non dimenticatevi che l’ambiente detta regole e i personaggi devono sottostare a quelle regole. Aiutateci a comprendere le regole del vostro mondo, perché… beh, lo sapete, non leggiamo nel pensiero.

C: “Descrizioni e azione sono egualmente importanti“. Se rientrate in questo profilo, siete fortunati, perché siete consapevoli che entrambi vanno soppesati e mantenuti nel giusto equilibrio. Prendetevi il tempo che vi occorre, e non cercate di rientrare nel timing: se siete equilibrati, vuol dire che potete permettervi il lusso di seguire l’istinto senza ingabbiarlo in una tabella di marcia. Potrete sempre fare una riscrittura alla fine, ampliando ciò che è sotto-sviluppato e sintetizzando ciò che è super-sviluppato.

In ogni caso, – e questo vale per tutti, – bisogna sempre tenere a mente questa verità: ogni elemento che viene introdotto deve inserirsi in modo coerente, accattivante e organico.

Per quanto riguarda il conflitto, come ho già avuto modo di dire più volte, esso è il pane quotidiano di una storia. Introdurre il conflitto significa far annusare al lettore la speranza di una vittoria e, al contempo, il timore di una sconfitta. Significa mostrare la posta in gioco. Dobbiamo mostrare al lettore una barriera immaginaria, che si interpone tra il personaggio e il suo desiderio. Dobbiamo portare il lettore a toccare con mano questa barriera, ma senza farci arrivare il personaggio, che, in questa parte della storia, è ancora molto indietro sulla strada per raggiungere il proprio traguardo. Non è semplice e non c’è modo di renderlo più semplice. Tutta la storia ruota intorno a questo. Un consiglio utile può esser quello di conoscere alla perfezione il conflitto in tutte le sue variabili e ricordarsi sempre che non bisogna concedere tutto subito, ma far lottare il personaggio fino alla fine.

Creare un collegamento emotivo tra personaggio e lettore, poi, è ancora più difficile. Per fortuna, il lettore ci mette del suo, ma noi dobbiamo andargli incontro almeno a metà strada. Un collegamento si ottiene quando il personaggio presenta un lato umano, nel quale ognuno di noi può rivedersi. Infatti, deve avere un qualche pregio, al quale ognuno di noi segretamente aspira, tipo essere migliori, ma non deve neppure essere scevro da difetti, perché sennò ci rinfaccia ogni istante la nostra frustrante imperfezione. Per creare un collegamento, quindi, occorre creare un personaggio vero, capace di portare avanti il tema della storia e fornire al lettore un punto di vista per interpretare questo tema, ma anche cinque sensi virtuali per completare l’esperienza di questa realtà immaginaria. Perché questo avvenga, il lettore deve essere il personaggio: deve entrare nella sua mente, conoscerlo a poco a poco, attraverso le sue speranze, le sue paure, la sua rabbia, il suo dolore, ecc… quindi, deve comprendere le motivazioni delle sue azioni, deve a giustificare i suoi sbagli, approvare le sue reazioni, condividere la sua visione del mondo.

I MOMENTI SALIENTI

I momenti salienti del primo atto sono i seguenti:

  1. Incipit
  2. Punto di non ritorno
  3. Evento scatenante
  4. Evento chiave

Ognuno di questi punti merita e necessita di uno spazio a sé per essere sviluppato. Vi chiedo di aver pazienza e aspettare il prossimo appuntamento alla conquista della struttura di una storia.

Ma prima, una PREMESSA:

Se, quando avrete finito di leggere questo post e gli altri post correlati sull’argomento, vi mettere ad analizzare la vostra storia, vi potreste ritrovare in uno dei seguenti profili:

A: “Wow, senza saperlo ho seguito queste regole alla perfezione! Ho un talento innato!”.

B: “Oh, cavolo, non so riconoscere i momenti salienti, forse perché non ci sono… La mia storia è un caos alla deriva”.

C: “Ok, a grandi linee ci sono, ma posso fare qualche modifica qua e là”.

D: “E che me ne frega a me di queste regole, io sono un artista, non permetterò a nessuno di imbrigliare la mia fantasia in uno schema”.

A sarà soddisfatto di sé e della propria storia e, magari, non si preoccuperà di fare i giusti accorgimenti. Quello di A può sembrare un atteggiamento arrogante, ma, in realtà, l’illusione di essere dei talenti innati in questo caso può colpire chiunque di noi, perché, come ho già scritto qualche riga più in su, ognuno di noi nasce, cresce (e vola) insieme alle storie che incontra sul cammino. Queste agiscono sulla nostra mente, e così non solo ci ritroviamo a pensare: “questa è proprio una bella storia!” quando ne incontriamo una che si adatta alla perfezione alla nostra forma mentis, ma, allo stesso tempo, la storia che scriviamo sarà frutto di quella stessa forma mentis, e, pertanto, assomiglierà alle storie che ci sono piaciute.

B sarà un po’ meno soddisfatto. Ma, se non si deprimerà troppo, scoprirà che c’è sempre una soluzione. Basterà capire cosa è successo: 1) non è stato in grado di riconoscere i momenti salienti della propria storia (in tal caso, deve analizzare con maggior attenzione le storie di altri autori e trovare esempi che possano aiutarlo ad adattare la regola generale alla propria storia). 2) io non mi sono spiegata bene e gli ho confuso totalmente le idee (in tal caso, chiedo venia). 3) deve leggere di più e scrivere di più.

C sarà preso dal raptus della crisi creativa costruttiva. Buon per lui! Farà grandi cose, purché non stravolga tutta la storia, rivoltandola come un calzino.

D è incommentabile.

Spero che A, B e C vorranno seguirmi in questa impresa… A presto!

Altri articoli sull’argomento:

Stile o struttura – le due categorie di scrittori

Da qualche parte bisogna pur incipiare…

Come creare un personaggio verosimile

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    Sempre precisa e perfetta nei consigli 🙂

    Ti racconto brevemente cosa feci anni fa. Un mio amico, sotto parecchia insistenza, mi convinse (oddio, lo feci più per farlo star zitto) a scrivere una piccola storia che facesse anche ridere.

    Pensai un pochino e mi venne in mente di creare questo personaggio che si ficcava sempre in storie assurde e durante il quale ne usciva sempre come se niente fosse.

    Iniziai a scrivere il tutto partendo dal centro, ovvero, immaginando come poteva essere scritta la storia, partivo dal punto centrale di essa per poi tornare indietro e scrivere l’inizio, e una volta ultimato quello continuare con la parte finale.

    Non so se ho reso l’idea e immagino che ora ti starà venendo anche l’orticaria 😄

    Il risultato finale non era così tanto malaccio ma da quella unica volta capìì che scrivere non faceva per me 😂

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    1. Regina Scuto ha detto:

      Sai, non mi sembra neppure un brutto metodo, invece… Molti dimenticano l’importanza del secondo atto e si contrano sul primo e il terzo, ma io penso che sia un grosso sbaglio. Personalmente, se dovessi scegliere qual è la parte che considero più importante di una storia è proprio lo svolgimento centrale. Senza di quello, la fine non ha valore e l’inizio non ha seguito. E poi credo che ognuno inizi dalla parte che preferisce. Anche io ho iniziato dal centro per uno dei miei romanzi. Con questo, non voglio certo convincerti a scrivere ancora, ma fossi in te non mi bloccherei solo per questo 😉

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      1. Mastro Pellecchia ha detto:

        Mi fa piacere leggere questo, sono sempre stato convinto di essere anormale facendo così 😄

        Se mai un giorno dovessi riprovarci sarai la prima a leggere tutto 😊

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  2. Bell’articolo! Il primo atto è fondamentale per mostrate lo status quo: il “mondo ordinario”, la quotidianità, l’ambientazione, il modus vivendi e pensandi iniziale dei personaggi. Il difetto fatale del protagonista, il suo stato interiore e, soprattutto, il suo dubbio esistenziale. Quella è una parte che viene spesso sottovalutata, a mio avviso, ma che merita assoluta attenzione.
    Aspetto con interesse gli altri articoli. È raro che qualcuno parli della struttura delle storie. Eppure, è un argomento così utile per uno scrittore!

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