Il felicitometro – racconto breve ispirato a Gli amanti di René Magritte

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Gli amanti, René Magritte

 

IL FELICITOMETRO

«Lo diresti mai, cara?» dirà il signor Gino a sua moglie, in un bel giorno di sole del 2288, mentre i due signori, comodamente seduti sul sofà l’uno a fianco all’altro, si godranno i contenuti pubblicitari individuali, preconfezionati appositamente per loro e inseriti nella loro mente da tecnologia all’avanguardia.

«C’è stato un tempo» continuerà il signor Gino, «In cui l’essere umano non conosceva il proprio cervello. Non sapeva sondarlo, se non in minima parte».

La moglie interromperà il flusso pubblicitario nella sua mente mettendolo in pausa, scandalizzata dalle parole del marito. «Cosa vuoi dire, mio caro?».

«Proprio quel che ho detto, mia cara. Che l’uomo non sapeva come funzionasse il proprio cervello. Ne aveva esplorato solo una parte infinitesimale».

La moglie metterà definitivamente in stop la pubblicità, per godersela in un momento di maggior concentrazione. «Mio caro, vorresti dire che non esisteva alcun tipo di potenziometro?».

«Nessun potenziometro, no, mia cara» dirà il marito, scuotendo la testa, incantato da un bel paio di mocassini che gli frulleranno davanti agli occhi della mente e che saranno suoi in un battito di ciglia (letteralmente), al modico prezzo di ventiquattro metrodollari.

«Mio caro, vorresti forse dirmi, che a quel tempo non esistevano neppure gli intellettualometri?».

«Esatto, mia cara, nessun intellettualometro».

«Ma neanche i criminalometri? Come facevano, senza criminalometri?!».

«Una roba strana, il sistema legale di quel tempo» dirà il marito, corrucciato di non trovare il colore giusto per i mocassini: «A quanto pare, i criminali venivano arrestati dopo aver commesso il delitto, non prima. C’erano molte vittime innocenti».

«Ma è inaudito! E che mi dici allora dei serenometri?».

«Che vuoi che ti dica, mia cara… C’erano molti depressi, a quel tempo. Dicono che ci fossero anche dei suicidi».

«”Suicidi”? Cosa sono?».

«Non te lo saprei proprio dire, cara. Gente infelice, credo».

«Ma come facevano con gli affinitometri?».

«Da quel che ho capito, cara, le coppie si mettevano insieme per caso. C’erano molti divorziati».

«”Divorziati”? E che cosa sono?».

«Gente infelice, cara».

«Ma come facevano con il lavoro, se non c’erano neppure gli attitudinometri?»

«Non so, cara. Ma so che c’erano molti disoccupati».

«”Disoccupati”? E cosa sono?».

«Gente infelice, cara».

«Ma, insomma, caro, come facevano a vivere, questi primitivi?!».

«Non so davvero, cara. Ho sentito che a quel tempo il mondo era pieno di sognatori».

«”Sognatori”, e che cosa sono?».

«Gente felice, cara. Gente felice».

 

 

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mastro Pellecchia ha detto:

    «”Sognatori”, e che cosa sono?».
    «Gente felice, cara. Gente felice».

    Non sempre ma di solito sì 🙂

    Bellissimo racconto 🙂 Brava Regina 👍🏻

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    1. Regina Scuto ha detto:

      Grazie! Ma sì, noi sognatori imperterriti non ci faremo abbattere 😉

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      1. Mastro Pellecchia ha detto:

        Giusto 😊

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  2. Walter Carrettoni ha detto:

    Bello! Anche se la frase finale prevede che il signor Gino abbia coscienza di cosa fossero i sognatori, categoria che sembrerebbe estinta da tempo.
    Non so, mi sembra che strida con il resto del racconto.
    Ma non toglie nulla al messaggio.
    😁😉

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    1. Regina Scuto ha detto:

      Ti ringrazio molto! Hai ragione, il signor Gino non dovrebbe essere in grado di sospettare che gente vissuta senza felicitometro potesse essere felice. Dovrebbe essere convinto che siano tutti infelici. Bisognerà trovare una soluzione ‘:D

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      1. Walter Carrettoni ha detto:

        Basterà chiedere al soluzionometro! 😉😀

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      2. Regina Scuto ha detto:

        😂😂 Giusto! Allora, prima lo invento, poi lo testo e infine lo brevetto. Ti aggiornerò a missione compiuta! 😅

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