Come creare un personaggio verosimile

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Perché un personaggio funzioni, per prima cosa deve essere verosimile. Per ottenere questo, non dobbiamo addobbarlo come un albero di Natale, nella speranza che le lucine e gli addobbi distraggano il lettore dal fatto che il nostro abete è uguale a tutti gli altri. Ogni abete è unico, per chi sa discernere la sua unicità, nella forma, la struttura, l’età, il colore, ecc…

Molti manuali di scrittura creativa esagerano con le indicazioni su come conferire ad un personaggio la sua unicità, ma questa non deve essere un’operazione drastica, altrimenti il lettore sarà il primo ad accorgersi che qualcosa non funziona. Al contrario, deve essere un’operazione delicata, oculata ed invisibile. Al lettore, il personaggio non deve sembrare una nostra creazione, ma un essere autonomo, dotato di vita propria e di una propria volontà. Se noi lo riempiamo di artefatti, esso diventa falso. Se invece lo lasciamo scarno ed essenziale, così come è in natura, rimarrà molto più genuino, vero e credibile.

Per nostra fortuna, nella mente del lettore, i personaggi di un libro tendono sempre a diversificarsi in modo automatico, quasi senza il nostro aiuto. Basta un nome diverso, un genere diverso, un’età diversa, e il lettore tenderà subito a figurarsi quei personaggi come gli uni diversi dagli altri. Il nostro compito non è forzarlo in questa direzione, ma rafforzare questa tendenza automatica in modo che il lettore non ne sia consapevole.

Il personaggio NON è verosimile se…

  • Il personaggio non è verosimile se lo forniamo di un hobby a caso, solo per renderlo più “succoso”. Se poi questo hobby neppure ci serve per costruire la sua personalità o per modificare il suo comportamento o per giustificare una svolta della trama, è veramente una pessima scelta, perché non aumenterà affatto la sua credibilità, ma, anzi, lo renderà ancora più posticcio. Ad esempio, il protagonista per hobby pilota ultraleggeri, ma in tutta la storia, non alza mai gli occhi al cielo in cerca di una piccola sagomina alata, non guarda mai le nuvole ed il loro corso, non gliene frega nulla del bel paesaggio, non cita mai il principio di Bernoulli, ecc… Al lettore sembrerà uno che si vanta a vuoto, proprio come quando incontri un conoscente che per far conversazione e per vantarsi un po’ ti racconta un sacco di balle. Il personaggio di un romanzo non deve per forza avere un hobby particolare per essere credibile. E, soprattutto, ricordiamo sempre che ciò che è inutile è superfluo, e ciò che è superfluo è inutile.
  • Il personaggio non è verosimile se lo facciamo parlare in dialetto, solo per diversificarlo dagli altri personaggi nei dialoghi. Sì, ci sentiamo spesso ripetere che un personaggio deve avere il suo modo di parlare, sennò non è verosimile. Qui, mi sento di fare delle precisazioni. Innanzitutto, dipende sempre dal contesto. Se una persona parla in dialetto, ma vive e lavora in città, non è verosimile, a meno che non lo faccia per una sua particolare caratteristica caratteriale. Ma, in tal caso, sarà questa caratteristica a determinare il modo di parlare, non il contrario. Non dobbiamo mai partire dal secondo per arrivare al primo. In più, per diversificare un personaggio nei dialoghi non è necessario ricorrere al dialetto o a mezzi estremi, che infastidiscono solo il lettore: è sufficiente conoscere così bene il proprio personaggio, da fargli dire solo cose che sappiamo essere coerenti con il suo modo d’essere. Possiamo usare termini ricorrenti, giocare sulla lunghezza o brevità delle battute, sulla scurrilità o la ricercatezza, ecc… Ma senza esagerare, perché l’esagerazione non fa altro che mostrare il nostro sforzo al lettore, lasciando trapelare la nostra insicurezza di fondo. Il troppo stroppia. Il lettore non si deve rendere conto che dietro ad ogni battuta del personaggio c’è uno studio dell’autore, o il personaggio non apparirà più come una persona reale, ma come un’invenzione della nostra penna.
  • Il personaggio non è verosimile se  gesticola come un forsennato solo per accompagnare con elementi visivi i suoi dialoghi.  I dialoghi sono belli, quando sono accompagnati da gesti coerenti, non quando questi gesti sono piazzati lì perché qualcuno ti ha detto che bisognava farlo. I gesti, come le parole, si devono sempre adattare al carattere del personaggio. Potrebbe anche essere un personaggio rigido, che si muove impercettibilmente, cui non piace fare sceneggiate. E allora, ce lo vedete uno così a gesticolare in un dialogo? No. Non è credibile. Se, invece, il personaggio è un attore teatrale drammatico e gli piace far scene anche nella sua vita quotidiana, allora, va bene, fatelo pure gesticolare. In più, non sempre il personaggio dice la verità a voce: e, quando mente, è proprio il linguaggio del corpo a tradirlo. Una sfida sarebbe quella di far contrasto tra le parole e i gesti, invece che rafforzare le prime con i secondi a tutti i costi.
  • Il personaggio non è verosimile se cambia umore ogni tre secondi senza una giustificazione nella trama, o nella sua dichiarata tendenza di lunatico. Osservate le persone vere, nella vita di tutti i giorni. Chiedetevi se vi succede spesso di vedere una persona cambiare umore all’improvviso, a meno che non gli è capitato qualche imprevisto. Di solito, se uno si alza di cattivo umore la mattina, ci mette un po’ a farselo passare. Soprattutto, se la ragione del suo cattivo umore è qualche brutta preoccupazione che si porta dietro da giorni o da mesi. Il fatto che in un libro le cose capitano in fretta e gli imprevisti sono numerosi non deve farvi sentire completamente liberi di giocare a fare Dio con l’umore dei vostri personaggi.
  • Il personaggio non è verosimile se non cambia mai, non subisce mai alcuna trasformazione, non muta mai umore. Le trasformazioni devono essere il pane dei vostri personaggi. Ma devono essere giocate bene, giustificate in modo forte e solido. Non possono avvenire solo perché vi gira così. Qualche cambiamento, comunque, deve pur esserci. Altrimenti, i vostri personaggi sono stereotipi, macchiette prive di spessore. Infatti, uno dei generi più belli e fortunati della letteratura classica è il romanzo di formazione (bildungsroman), che gira proprio attorno all’arco di trasformazione di un personaggio. Il vero protagonista di un romanzo è sempre e comunque il personaggio che fa il cambiamento più grande. I cambiamenti, soprattutto quelli dei personaggi secondari, non devono per forza essere radicali e, soprattutto, non devono essere improvvisi. Anzi, possono essere piccoli e graduali. In tal caso, è più facile giustificarli, ma bisogna farli risaltare a livello della narrazione, o il lettore neppure se ne accorgerà ed avremo perso una possibilità di emozionarlo.
  • Il personaggio non è verosimile se ci affanniamo a descriverlo in ogni dettaglio fisico, nella speranza che il lettore se lo immagini come vogliamo noi. E non è neppure verosimile se descriviamo, oltre che il suo aspetto, anche il suo carattere in ogni particolare. Insomma, quando incontrate una persona nella realtà, è vero, vedete il colore dei suoi capelli e dei suoi occhi, vedete la bellezza dei suoi lineamenti, vedete se è magro o grasso, se si veste bene oppure no. Stessa cosa anche in un film. Ma nella scrittura è diverso. Il lettore non rimane impressionato da quattro parole (“era bello, biondo e di gentil aspetto”), tanto quanto dalle azioni che egli compie. Ma, se volete davvero descrivere il suo aspetto perché vi infastidisce che il lettore immagini il protagonista biondo anziché moro, allora fatelo senza infinocchiare il lettore, infilando pezzetti a caso di descrizione in mezzo alla scena! Il lettore si infastidisce e basta, per l’intervento dell’autore. C’è il momento delle descrizioni, e c’è quello dell’azione. I due non vanno confusi, per prendere due piccioni con una fava. Che senso ha dire: “Luca gli lanciò una sedia, Gianni si piegò per schivarla e i suoi capelli biondi, ricci e lucenti sobbalzarono”?. In questo modo, il lettore fiuta l’intervento dell’autore e la descrizione appare ancora più posticcia, dal momento che qui ci sta proprio come i cavoli a merenda. Se avessimo detto “Gianni aveva i capelli biondi, ricci e lucenti” e stop, per presentarlo al suo ingresso in scena, nessuno si sarebbe infastidito.  (E anche qui, come potete vedere, la penso in modo diverso da molti manuali di scrittura contemporanei che, dal mio punto di vista, non vanno mai presi per oro colato. Ogni consiglio va seguito oppure no, liberamente. Anche quelli della sottoscritta).

 

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5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Adriano ha detto:

    Tutto vero. Lo scrittore deve creare il personaggio (o i personaggi) in maniera semplice e naturale. Se dovesse crearli pensando a ciò che vorrebbe che i lettori pensassero o a come li vorrebbero non solo perderebbe tanto tempo inutilmente durante la scrittura dell’opera ma andrebbe a rovinare anche il resto del lavoro.

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    1. Regina Scuto ha detto:

      Hai ragione: diventerebbe “fan service”, più che scrittura creativa. Purtroppo, sono in tanti a pensare che andare incontro ai gusti dei lettori, alla moda e al mercato sia meglio. Giusto l’altro ieri ho parlato con uno scrittore (che ha pubblicato qualcosina), che mi ha chiesto se ho inserito qualche storia omosessuale nel mio romanzo, perché adesso i lettori le pretendono. Io gli ho risposto che le avrei inserite, se la mia storia lo avesse richiesto. Diventa troppo artefatto e falso, altrimenti.

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      1. Adriano ha detto:

        Strano che non ti avesse anche chiesto una storia con immigrati, ovviamente strappalacrime, anche quelle vanno tanto di moda ultimamente.

        Sì, per inseguire “le mode” e farci su qualche soldo sfruttando il momento, si creano solo obrobri e basta, quel che conta è solo riempire le tasche accontentando chi pretende. Ed è in questi momenti che mi viene il dubbio sul titolo di “scrittore” che molti si appiccicano addosso.

        Sarò cattivo ma la penso così.

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  2. Regina Scuto ha detto:

    Anche io ho dubbi su chi si ostina a chiamarsi “scrittore” e a farsi pubblicare a qualunque costo, prima di sapere se il miracolo dell’aver completato un romanzo si ripeterà. Prima di sforzarsi di pubblicare, bisognerebbe sforzarsi di migliorare la propria scrittura. E, come ho già scritto più volte nei miei posti, la sincerità viene prima di tutto. Devi essere sincero, quando scrivi, più di quanto non lo sei nella realtà quotidiana.

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